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Tre ingressi a quote
notevolmente differenti danno accesso a questa grotta. Percorsi una
ventina di metri della navata centrale è bene voltarsi per vedere la luce
che entra dal portale e dalla soprastante finestra a bifora. Questo
scorcio ha dato il nome alla grotta . Il fondo è fangoso ma l'altezza
della volta ci permette di pinneggiare a debita distanza. Terminata la
navata si entra nella totale oscurità della camera centrale. La luce
degli illuminatori rompe le tenebre ed un paesaggio frastagliato appare ai
nostri occhi: balconate di roccia biancastra, nicchie di corrosione,
lunghissime stalattiti, colonne e formazioni particolari. In una zona
precisa, la differenza di temperatura tra acque di diversa natura, crea un
effetto sfocato. Il sottile velo di limo preannuncia la discesa nel canyon
che inizia da un'apertura del fondo. La concentrazione è massima e ci si
lascia cadere verso profondità maggiori tra pareti verticali di calcare.
L'immagine del compagno che ci precede è unica. Possibile l'incontro con
la rara brotula nera, anche il gambero meccanico, il ragno delle caverne
ed il granchio facchino vivono qui. Il tunnel di fondo si restringe e un
solitario ramo di corallo rosso indica la vicinanza dell'uscita: una
stretta fenditura verticale aperta sul blu intenso. Meditazione, stupore
... ognuno viva l'attimo come meglio crede, magari a faro spento. Molti
anni fa, assieme a Marco Oliverio, durante l'esplorazione ci siamo tolti i
bibombola per uscire di lì e vedere dove saremmo sbucati. Difficile
dimenticare. Dopo un percorso a ferro di cavallo di circa 300 metri,
raggiungiamo il punto iniziale per completare la visita di alcune parti
tralasciate. Sicuramente una delle più emozionanti grotte di Capo
Palinuro.
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