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L'
ho scoperta verso la metà degli anni '80.
Preceduto
da un evidentissimo solco di battente di notevoli dimensioni, si apre
l'ingresso ogivale di quel piccolo gioiello che è la
Grotta
del Presepe.
Percorso
il primo tratto ecco una meraviglia architettonica naturale: le
colonne ricurve. Esse testimoniano con la loro inclinazione antichi
movimenti della crosta terrestre. Si può emergere lentamente, alzando
il braccio, nella prima sacca subaerea, proprio in prossimità delle
colonne. Cannule, stalattiti, drappi ed eccentriche dalle varie
sfumature di colore pendono fino a pochi centimetri dalla nostra testa.
Reimmergendoci attraverso uno stretto passaggio popolato da gamberi dei
generi Palaemon e Stenopus,
raggiungiamo la sala principale, dove emergiamo nuovamente. È possibile
togliere l'erogatore perché c'è un collegamento con l'esterno. La
prima volta che mi sono affacciato avevo con me una torcia dal fascio
concentrato; le numerose stalagmiti di diverse dimensioni, illuminate
parzialmente, mi hanno ricordato la scena della Natività, da qui il
nome della grotta. Piccole piscine, nicchie variegate e la formazione
chiamata "alveare", lasciano
stupefatti. Curiosando qua e là ognuno scopre geometrie nuove e
difficilmente potrà dimenticare la Grotta del Presepe. |