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Tre ingressi ed una finestra più piccola permettono
l'illuminazione naturale dell'atrio della grotta Viola, caratterizzata
dalla presenza di patine di manganese nelle quattro zone subaeree della
cavità. Altra caratteristica è la presenza preponderante delle acque
sulfuree. È bene quindi (come sempre del resto) non togliere maschera ed
erogatore una volta emersi perché il pungente odore di acido solfidrico
(uovo marcio), potrebbe causare nausea e mal di testa. Si entra a - 14 mt.
e percorso l'atrio dal fondo ciottoloso si ha la visione generale degli ingressi. Si prosegue verso l'interno tenendosi
staccati dal fondo che diventa fangoso, fino a raggiungere la parete. Ci
troviamo in uno strato di acqua calda (24°) e lattiginosa per la presenza
di zolfo colloidale in sospensione. L'atmosfera è irreale e sembra di
essere sospesi tra le nuvole. Lungo la parete la bianca peluria delle
colonie di solfobatteri e i fori dei litodomi Lithophaga
lithophaga, molluschi bivalvi ormai morti a causa della
composizione chimica dell'acqua. Una volta emersi ci troviamo nel grande
lago principale e subito notiamo il viola intenso del manganese sulla
parete. Colonnine, stalattiti, stalagmiti, cannule e formazioni
eccentriche impreziosiscono la scena. Qualche metro sopra la nostra testa,
il solco di corrosione generato da miscelazione di acque di natura
diversa, è indice di un antico livello marino. I fori visti sott'acqua,
continuano anche sopra a testimoniare le variazioni della linea di riva.
Raggiungiamo poi una sagola completamente priva di incrostazioni che avevo
ancorato a pelo d'acqua durante le operazioni di rilevamento della cavità.
Riscendendo in parete a -7 mt. notiamo la netta linea di separazione tra
la zona sulfurea e la sottostante dove riprende la vita. Anche la
differenza di temperatura sottolinea questa divisione. Rimangono da
visitare le cupole più piccole dove il viola scuro del manganese appare
evidentissimo e le pareti interne dell'atrio ricche di vita. Sulla
volta dell'ingresso principale, lo scolmatoio delle acque calde
che defluiscono con una certa intensità, trasportando flocculi e
facendo ondeggiare i filamenti di solfobatteri.
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